Il rischio idrogeologico

 

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Il rischio idrogeologico è, tra i rischi naturali, il più ricorrente, capillarmente diffuso su tutto il territorio nazionale ed il più grave poiché è in grado di svolgere un'azione devastante a largo raggio sul territorio antropizzato.
Il coinvolgimento di vaste aree va ricercato, innanzitutto, negli eventi climatici e nei conseguenti effetti sulle opere di regimazione dei corsi d'acqua che l'uomo ha realizzato nel tempo a difesa di propri insediamenti, sulle zone agricole che hanno mutato caratteristiche di lavorazione e di gestione a seguito dell'industrializzazione agricola.
A predisporre il fenomeno è la costituzione dei sistemi montuosi del Paese, formatisi in tempi geologici relativamente recenti e perciò soggetti ad una continua azione di modellamento dei versanti.
Piccole frane e smottamenti, presenti nell'arco di tutto l'anno, assumono carattere rovinoso in concomitanza con il verificarsi di eventi meteorologici estremi. Tali eventi accelerano l'erosione dei pendii, provocano frane, trasportano notevoli quantità di materiale verso valle danneggiando colture, abitati, infrastrutture di comunicazione e trasporto. I fiumi continuamente ridotti delle aree di espansione naturale per la continua ed incessante richiesta di aree da destinare all'insediamento civile o industriale, sono quasi tutti ristretti in ambiti artificiali con difese che scemano di funzionalità al mutare continuo delle situazioni territoriali al contorno.
Alluvioni e frane agiscono di concerto ma, mentre è possibile, con un buon grado di approssimazione, seguire il percorso di un'onda di piena in pianura, è molto più difficile la previsione che si può fare nelle valli interne, poiché vengono a mancare i tempi necessari per la predisposizione di difese o allertamenti.
La ricerca scientifica ha contribuito a indirizzare gli enti e le amministrazioni istituzionalmente competenti verso metodologie costruttive e pianificatorie in grado di regimare con successo corsi d'acqua, costruire dighe, proteggere versanti, mettere in sicurezza zone di frana.
Allo stato attuale si è in grado di elaborare metodologie di studio e sperimentare tecniche di intervento e sistemi di controllo per la mitigazione del rischio, definendo un modello idraulico-idrologico del territorio al fine di prevedere interventi coordinati e priorizzati per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità.
Lunghi anni di disattenzione nei confronti delle risorse naturali, che sono limitate nello spazio e nel tempo e difficilmente rinnovabili, rendono molto faticosa l'azione di recupero e salvaguardia territoriale, che dovrà necessariamente basarsi su strutture snelle, capaci di produrre un continuo aggiornamento dei dati in rapporto al mutare delle condizioni territoriali determinate dallo sviluppo delle attività umane.
Dalle esperienze maturate al Dipartimento della Protezione Civile lungo l'arco di un quindicennio è emersa, inequivocabilmente, la necessità di ricondurre ad un'unica normativa le attività di previsione e prevenzione per il rischio idrogeologico.
La necessità è quella di non disperdere energie organizzando, nel rispetto delle competenze amministrative, la programmazione per bacino idrografico.

 

Frane

Le frane e tutti i processi di erosione dei versanti sono un fenomeno naturale che produce gli indispensabili apporti sedimentologici per la formazione delle pianure alluvionali sulle quali si concentra la massima parte dell'attività e dell'insediamento umano.
È un errato sovradimensionato uso del territorio quello che ha trasformato il naturale processo di modellazione della superficie terrestre in una calamità naturale. L'occupazione per usi insediativi o attività industriali, lo sviluppo delle vie di comunicazione, un eccessivo disboscamento e pratiche agricole nuove o non sufficientemente sperimentate hanno contribuito a innescare o accelerare processi di degrado dei versanti già presenti per le caratteristiche climatiche, geologiche e geomorfologiche del territorio.
Ai fini della formazione di un programma di Previsione e Prevenzione, più che le tipologie e le velocità del fenomeno franoso vanno analizzate le cause scatenanti del fenomeno che non sempre sono naturali, ma dipendenti dalla continua trasformazione dell'ambiente operata dall'uomo che, con un'accorta politica territoriale, possono essere ridotte o rimosse.

 

Piene

Il territorio è l'operatore che trasforma gli afflussi meteorici nello spazio e nel tempo. Gli afflussi meteorici sono dunque il dato principale che è facilmente misurabile e che può essere analizzato, per le sole fluenze superficiali, per bacino idrografico. Il rilevamento dei dati di precipitazione e di portata delle aste fluviali, che può contare su periodi di osservazione molto lunghi, permette di conoscere il comportamento delle stesse al manifestarsi di ogni evento meteorico.
Premesso che quasi tutti i fiumi, in special modo nei tratti terminali, sono stati regolati artificialmente per mettere in sicurezza le attività dell'uomo, le esondazioni possono imputarsi alla continua trasformazione del territorio.
L'introduzione di nuove coltivazioni, il disboscamento, l'eliminazione delle reti minori di scolo, l'ampliarsi delle superfici impermeabilizzate ecc. mutano continuamente i parametri di deflusso delle acque accelerando, in genere, i tempi di corrivazione delle stesse. Ne consegue che le difese idrauliche (argini, briglie, chiaviche, scolmatori, traverse ecc.) vengono ad essere interessate da sollecitazioni diverse da quelle di progetto (portare, velocità, trasporto solido, ecc.) e quindi può essere accelerato il decadimento della funzionalità delle opere con conseguente riduzione del grado di difesa.

 
 

I programmi di PREVISIONE e PREVENZIONE

 

I programmi di Previsione e Prevenzione previsti nella Legge 225/92, costituiscono il documento di riferimento per la determinazione delle priorità e delle gradualità temporali di attuazione degli interventi di protezione civile, da parte dello Stato, delle regioni e delle provincie, per la mitigazione del rischio, in funzione della vulnerabilità del territorio, della predizione dell'evento calamitoso e della sua pericolosità ed estensione, nonché delle risorse umane e finanziarie disponibili.
Alla base dei programmi di previsione e prevenzione è posta la carta-base per il rischio idrogeologico che rappresenta lo stato di fatto del territorio, le competenze istituzionali sulle difese idrauliche esistenti, l'elenco degli enti o uffici che rilevano misure ed ogni altra notizia utile per la conoscenza e la gestione del quadro meteoidrogeologico.
In via di larga massima i programmi dovrebbero avere una validità operativa triennale. Gli uffici preposti alla predisposizione e all'attuazione del programma devono tenere conto, nel corso del triennio, di tutte le variazioni intervenute e riformulare, per il triennio successivo, la scala di priorità delle opere, lavori e misure atte alla mitigazione del rischio.

 

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